Soggetto 

 

Mentre il mare si veste delle luci dell’arcobaleno tre Ninfe gettano con la grazia di una cerimonia danzante, ricchezze raccolte nelle parti più fertili del globo, pugni di terra, fiori e frutti, dando vita alle tre punte della TRINACRIA. 

In una delle isole vicine, chiamata Pantelleria, Afrodite, Dea dell’amore, si specchia nel lago dell’amore. Spogliatasi dell’abito, la meravigliosa Dea, con grazia, dà inizio al lavaggio del suo corpo. In quella passa la nave di Anchise, l’equipaggio la vede, rimanendo incantato dall’inebriante profumo. 

Un’imminente tempesta travolge la nave, costringendo Anchise ad attraccare a Drepano, città sulla punta estrema della Trinacria. I Troiani sbarcano in una Terra allegra, ricca di frutta e doni del mare. Tra i mille aromi, Anchise ed i suoi uomini rimangono però attratti da uno particolarmente irresistibile. Ingordi ed eccitati corrono seguendo la vetta di Erice attirati, come impazziti dall’odore dell’amore. Una bellissima giovane siciliana, Petillia, li segue incuriosita. 

Raggiungono la sommità della montagna, avvolta d’ignota foschia, e, protetto da una cinta fortificata, arrivano al Tempio di Afrodite, dove ad attenderli vi sono le peccaminose Sacerdotesse dell’amore, che si prodigano in una danza estasiante. 

Petillia, nascosta, assiste ansiosa alla cerimonia. 

Affascinata, chiede alla Dea Afrodite di essere iniziata al sacerdozio dell’amore. La Dea le ordina prima la commissione di andare a Marsala e portale in dono del vino e delle uve bianche e zuccherine. “Segui il profumo del vino”, suggerisce. 

Una nave con il Satiro Danzante come polena, arriva nei pressi delle Isole Egadi, e, vicino a Favignana, il suo equipaggio rimane frastornato dal canto e dalla danza subliminale della Maga Circe e le Sirene Ammalianti. 

La Nave dei Satiri, s’incaglia e naufraga. Nuotando affannosamente, riescono ad arrivare a Mozia, salvandosi. Purtroppo, nell’isoletta li attende un crudele destino e diventano prigionieri dei Sacerdoti del Sacrificio per essere donati al Dio fenicio Baal. Mentre uno dei Satiri viene bruciato sull’altare con il Tophet, gli altri riescono a fuggire dal mare generando l’ira di Baal. 

Arrivati a Mazara, incontrano sorrisi ed allegria, onorano così la loro fortuna, festeggiando con la danza orgiastica. In quella arriva anche la curiosa Petillia, con la sua botte di vino e la cesta piena d’uva. 

Petillia e un Satiro si vedono e s’innamorano. 

Ma Baal, infuriato irrompe alla festa, uccidendo i satiri. Petillia, riesce a nascondere il Satiro amato sotto il suo mantello e fugge verso Marsala. 

A Marsala i due innamorati, raggiungono la Grotta della Sibilla, per abbeverarsi e chiedere fortuna e felicità. 

La Maga Sibilla, presagisce che, per coronare il loro amore devono invocare l’aiuto degli Dei di Selinon, “Seguite il profumo di prezzemolo selvatico e troverete la collina degli Dei” dice loro. 

Fiduciosi si avviano verso Selinunte, scoprendo una città ricca e potente, edificata di magnifici templi e sacre costruzioni.

Vanno al “Tempio E”, da Hera, protettrice delle nozze, dei fidanzati e delle donne incinte. 

Hera li benedice e spiega loro che devono essere benedetti anche dagli atri Dei. 

Vanno allora al “Tempio C” di Apollo, Dio del Sole, protettore di malati, infermi, dove in ingresso è posta la testa di Medusa, sostenitrice dei marinai. Anche Apollo offre la sua benedizione e li manda dagli altri. 

I due entrano nel colossale “Tempio G”, di Zeus; Dio del Cielo e della pioggia. 

In quella entra allegramente Dioniso, Dio del vino e della gioia. 

Dioniso, per compiacere al grande Zeus e, sempre voglioso di festeggiamenti, propone di donare grazia ai due innamorati in cambio della verginità di Petillia, da offrire al padre Zeus, durante il propizio festino di San Vito. 

“Fatevi trovare a San Vito! Seguite il profumo del cuscus", dice Zeus in senso d’approvazione. 

Tra rulli di tamburi, cibi, vini, la tarantella della Cuntignusa trasporta tutti in una confusa allegria. Circondati da uno splendido ed incantevole mare, gli innamorati si lasciano trasportare anch’essi dal ballo di San Vito. Caduti in trance si appartano e si abbandonano incoscienti alle gioie dell’amore, generando l’ira rabbiosa di Dioniso che giura severo castigo. 

Ormai abbandonati a loro stessi, i due fuggono per cercare rifugio a Segesta, eterna nemica di Selinunte. 

Nella notte, accompagnati dalle luci di luna e stelle, esplode nella sua magnificenza il Tempio di Segesta, regalando una visione degna di mistica contemplazione. 

Incantati, Petillia e il Satiro vengono ospitati nella magnifica Segesta, accolti da un’esuberante Artemide, Dea della caccia. Altissima e belligerante li dichiara sotto la sua protezione. Le Devote di Artemide onorano gli ospiti di profumi, unguenti e vino sacro. Tra incensi, carezze e massaggi i due si lasciano trasportare dal riposo mentre intorno a loro, c’è un banchetto composto di uomini dalle molte razze, ancelle, e Menadi, che si alleviano di gustoso vino. 

La beatitudine viene interrotta bruscamente dalla forza irruente di Dioniso e Ball, che uniti aggrediscono Artemide e le sue seguaci. 

Una danza di lotta aggressiva e violenta irrompe. Le devote guerriere combattono aggressive, i due Dei, impetuosi e nervosi lanciano razzi di luce infuocata dai loro bastoni. Artemide resiste, ma il Satiro, incapace dell’arte della lotta, viene colpito e cade al suolo morente. Gli Dei soddisfatti se ne vanno e Petillia lo prende tra le braccia disperata. 

Inconsolabile, piange il suo lamento dinnanzi alla laguna di Mozia. Affianco a lei il corpo inerte del Satiro amato, pronto per essere regalato al destino del mare. Infelice e sola, d’un tratto emerge possente dal mare POSEIDONE, i suoi cavalli, le sue sirene. 

“Tormentata Petillia, sei amareggiata per la morte del tuo amato, posso fare qualcosa per farti tornare letizia? Chiede. “Non c’è più speranza per me. Vorrei solo rimanere accanto al mio amato per sempre”. “Se ciò è tuo desiderio, io ho il potere di esaudirlo nel Regno dei Mari. E così sia!” dice Poseidone. 

Un immenso ed improvviso bagliore brillante proveniente dalla “Via del Sale” riflette dall’acqua, donando spettacolare visione delle distese bianche, brillanti come diamanti, coronate del canto del vento e della pace. Accompagnate da pacifici aironi e fenicotteri rosa, le tre Ninfe giungono vicino Petillia, prendono lei per mano e il satiro tra le braccia, portandoli verso il mare. 

Petillia ed il Satiro vengono lasciati sulla costa dell’isola delle sirene che li proteggeranno per sempre. Il Dio del Mare trasforma i loro corpi in solide e indistruttibili pietre, formando due rocce identiche e vicine poste come segno divino dell’amore eterno. 

Quella grotta sarà chiamata in loro onore “La Grotta degli Innamorati” di Favignana.